A tu per tu con la Grande Guerra a Moena

Da il 23 febbraio 2009

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La neve è abbondante e il freddo si fa sentire. Non c’è il fuoco nemico e tanto meno i pidocchi a rendere la vita impossibile. Il panorama è superbo, addolcito dalla coltre nevosa che arrotonda le asperità e colma gli avvallamenti. Dalla luce accecante si passa alla penombra azzurrina dei cunicoli, dove si respira un’aria stranamente calda. Non ci sono stufe, tavolacci e panche ma è qui che per un momento si provano le emozioni di un soldato in trincea. I volontari dell’associazione “Sul fronte dei ricordi” hanno reso possibile, anche in pieno inverno, la visita sui luoghi della Grande Guerra, al passo S. Pellegrino. Non certo sulle creste del Costabella dove è necessario avere esperienze di alpinismo invernale e una buona dose di incoscienza, visto il rischio valanghe. L’itinerario proposto è quello che dalla pista “Paradiso” porta in località Colifon a 2370 metri di quota. Un pianoro interrotto da sinuosi avvallamenti proprio sotto l’arcigna punta Alochet dove nei primi mesi di guerra si infranse l’avanzata dei Bersaglieri che tennero la cima solo per qualche giorno. Qui passava la prima linea italiana formata da un lunghissimo vallo che dalle balze di porfido rosso, appena sopra il passo S. Pellegrino, arrivava alla bianca dolomia del Costabella. Buona parte di questo manufatto è andato distrutto dall’azione livellatrice del tempo, mentre le stanze, i cunicoli e le postazioni d’artiglieria sono ancora perfettamente conservate anche grazie all’impegno dei volontari dell’associazione. In estate buona parte dei visitatori sceglie di andare in quota partendo dal passo delle Selle per spostarsi lungo tutta la linea di fuoco fino a Cima Uomo. Da quest’anno è possibile visitare anche le postazioni di Colifon usando le racchette da neve o gli sci. «Con le copiose nevicate – spiega Livio Defrancesco – l’ambiente è molto simile a quello dell’inverno del 1916 quando qui si depositarono al suolo sedici metri di neve, circa il doppio di quello che abbiamo registrato fino a oggi». I volontari hanno liberato dalla neve le imboccature delle difese e ricavato, con la pala, un sentiero nella parte più ripida del tracciato. In questo modo si può arrivare agevolmente all’interno delle ampie stanze e percorrere i cunicoli che portano alle postazioni dove erano sistemati i cannoni puntati in direzione delle linee nemiche. All’interno la temperatura è sopra lo zero e le gocce d’acqua cadono dalla volta formando splendide stalagmiti sul pavimento. Guardando verso il passo S. Pellegrino si possono facilmente immaginare i tortuosi sentieri e la ragnatela di teleferiche che alimentavano la numerosa comunità di soldati schierata per due anni davanti alle imprendibili posizioni nemiche. «Visitare questi luoghi in inverno – conclude Livio Defrancesco che guida l’associazione “Sul fronte dei ricordi” – si percepisce maggiormente il contesto in cui tanti uomini furono costretti a operare, uomini che spesso provenivano da ambienti e realtà molto diverse. In inverno il pericolo non proveniva tanto dal fuoco nemico ma dalle insidie rappresentate dalla neve e dalle temperature abbondantemente sotto lo zero». I visitatori che non vogliono salire in quota possono osservare i trinceramenti austro-ungarici di Fango, molto vicini alla provinciale che porta al passo S. Pellegrino riportati alla luce nel corso dell’estate. L’associazione ha liberato dalla neve anche parte di queste fortificazioni per renderle agibili ai turisti di passaggio.

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

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