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Ieri sera, notte di luna piena, il Grop del la Mèscres di Alba e Penia ha dato spettacolo nelle strette vie del paese. Le tradizionali maschere fassane, il laché, il bufon e i marascons hanno sfilato tra le case. Dopo aver fatto la “giostra” (danza circolare) attorno alla vecchia fontana della piazza si sono diretti nella sala della ex scuola elementare. Il laché, nella sua funzione di maggiordomo ha annunciato l’evento mentre il bufon, spirito libero, giocoso e trasgressivo del Carnevale ha preso di mira i difetti delle persone presenti, in particolare giovani ragazze e donne. I marascons, danzando a coppia, hanno fatto risuonare i campanacci che portano legati al corpo. Delle tre maschere “guida” del Carnevale fassano i Marascons rappresentano l’immagine più misteriosa: segnano il passaggio della vita dell’uomo, dalla gioventù all’età adulta ma anche l’antico legame della società rurale fassana con gli animali domestici. Poi tutti seduti per assistere alla recita di una farsa scritta da Simon de Giulio in cui si primeggia l’entità ladino-fassana. Ieri è stata narrata la vicenda di un medico condotto appena arrivato a Penia alle prese con degli strani vicini di casa. Il Carnevale fassano inizia il giorno 20 gennaio, sagra di S. Sebastiano e si conclude il Martedì Grasso. L’iniziativa è dell’infaticabile Grop del la Mèscres di Alba e Penia che da 45 anni ravviva e sostiene il carnevale ladino.