Nuovi impianti. Si punta sul Latemar?

Da il 24 maggio 2009

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boscocostalunga.jpgSe ne parla sommessamente in ambienti non ufficiali. Forse è un’idea irrealizzabile, oppure è troppo presto per elaborare un progetto, anche di massima, su cui discutere seriamente. Il sindaco Gino Fontana è categorico. Nessuna richiesta in tal senso è arrivata alla giunta del Comune di Vigo. Neanche Riccardo Franceschetti, primo cittadino di Moena, ha avuto sul suo tavolo una bozza su cui è tracciato un possibile collegamento sciistico attraverso il bosco di Carezza. Eppure qualche imprenditore moenese guarda con interesse al profilo glaciale del passo Costalunga che sembra disegnato col compasso. Lassù c’è anche il patron della società Latemar Carezza Srl, Georg Eisath, che pensa in grande. Impegnato a dare nuova vita agli impianti sciistici di Nova Levante e Carezza deve necessariamente alimentare di turisti il rinato bacino sciistico. Forse oggi non è una priorità, visto l’ingente sforzo economico per rivitalizzare l’area del passo, ma in un prossimo futuro sarebbe importante collegare gli impianti all’eldorado della Valle di Fassa. Un tempo i moenesi non vollero la strada, realizzata poi sul territorio di Vigo di Fassa. Forse oggi sarebbero disponibili ad accogliere il tracciato di navicelle che possano “volare” sopra i sei chilometri di bosco pregiato che sale verso le rocce calcaree delle Pòpe (bambole) che la leggenda vuole fossero sette pastorelle trasformate in pietra. Il sindaco di Moena Riccardo Franceschetti non si sbilancia: un collegamento “leggero” senza pista potrebbe costituire una forma di mobilità alternativa all’auto, specialmente in estate. Difficile però immaginare un impianto che non sia servito da piani inclinati dove far correre gli sci. Certo non è uno scherzo “tagliare” un bosco pregiato come quello del Costalunga che appartiene ai Comuni di Moena e Vigo di Fassa. L’orografia poi è piuttosto complessa. Il territorio che va da Moena al passo, lungo il sentiero SAT numero 519, si muove su un terreno articolato, caratterizzato da vari avvallamenti, forre e declivi. C’è poi la presenza del massiccio del Latemar costellato di SIC (sito di interesse comunitario). « Un grande essere vivente con il cuore dolomitico e le vene di caldo magma» come si esprime la geologa Giulia Zanoni interpretando poeticamente la natura delle rocce calcaree attraversate da filoni vulcanici. Ora le Dolomiti stanno per entrare (forse) nel «Patrimonio dell’umanità». Il progetto avviato oltre tre anni fa vede protagoniste cinque province: Belluno, Bolzano, Trento, Pordenone e Udine. Nei territori interessati c’è anche il Latemar sospeso tra Trento e Bolzano e testimone importante della storia geologica di queste montagne nate dal mare. Sarà quindi più arduo, almeno a livello d’immagine, modificare il piano urbanistico provinciale e adeguare i rispettivi piani di fabbrica dei due Comuni interessati per realizzare l’impianto. Ma più dei vincoli urbanistici peserà la ricerca di finanziamenti. Con i tempi che corrono non è facile reperire fondi per realizzare una tratta lunga sei chilometri su un terreno piuttosto accidentato. Aspetti che per ora fanno dormire sonni tranquilli agli ambientalisti che ritengono il territorio già abbondantemente servito da impianti a fune.

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

Un Commento

  1. Giamba

    26 maggio 2009 at 11:38

    Lasalo dormir en seghit chel mostro Chega Peton che n’aon asà miserie!

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