Moena. No della SAT al collegamento con il Costalunga

Da il 18 agosto 2010

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La locale sezione SAT (Società alpinisti tridentini), è contraria al collegamento funiviario Moena e Soraga – Passo di Costalunga, ma è disponibile a partecipare a un confronto pubblico dove tutti possano esprimere il proprio pensiero in ordine all’investimento. Lo scrive, in un lungo documento inviato agli amministratori provinciali e locali, il presidente Gigi Casanova. Da almeno un anno, seppur sommessamente, gli operatori economici di valle discutono sul progetto di fattibilità commissionato dalla società Latemar – Carezza Karersee s.r.l. – G.m.b.H allo studio “Ingegneria per la Montagna” di Boghetto e Gobber, di San Martino di Castrozza. L’obiettivo è quello di collegare gli impianti a fune del passo Costalunga con Moena e Soraga. Il vantaggio sarebbe duplice. Da una parte l’asfittico bacino sciistico di Carezza potrebbe puntare su un mercato più esteso dopo la bocciatura dell’ampliamento nel settore Catinaccio – Rosengarten da parte del consiglio provinciale altoatesino. Sul versante fassano invece Moena e Soraga avrebbero un impianto con partenza dal centro del paese, aspetto che viene ancora valutato positivamente nell’ottica turistica. «Quanto ci viene proposto dallo studio di fattibilità – scrive Casanova – andrà a violare, non solo la Convenzione delle Alpi (protocolli Turismo, Foreste. Protezione dei suoli, Paesaggio), ma anche la Carta europea del turismo sostenibile ed infine le Tesi di Moena, curate dalla SAT nel 113° congresso provinciale tenuto a Moena il 5 ottobre del 2007». E ancora, ma non ultimo, il riconoscimento delle Dolomiti come patrimonio naturale dell’umanità di cui il gruppo del Latemar fa parte. «Le due località di partenza – spiega Casanova – subiranno un impatto paesaggistico notevole senza tener conto della necessità di creare parcheggi che lo studio di fattibilità non considera. Poi, senza conoscere il percorso, gli estensori parlano di aree a pascolo e bosco definite compatibili sia con l’impianto che con la pista di rientro. Il rischio valanghivo viene definito modesto e le zone attraversate sono sottovalutate dal punto di vista geologico. In realtà – afferma Casanova – ci troviamo in una situazione opposta. L’impianto ipotizzato attraverserebbe boschi di alto pregio e di forte valenza paesaggistica. Ci sono poi versanti a elevata instabilità geologica, i rischi idrici non sono nemmeno accennati come le zone ad alto rischio valanghivo». Scorrendo il Pup (il piano urbanistico provinciale) non si trova per in questa zona nessuna previsione di area sciistica ma il documento parla in maniera specifica di pericolosità geologica e idrogeologica riferita ad alcune specifici settori. Per realizzare il nuovo impianto è necessaria quindi una riprogrammazione dell’uso del territorio di cui dovrebbe interessarsi la nuova comunità di valle. Esiste poi un problema economico, i conti in rosso di alcune società invitano alla prudenza. Sono lontani i tempi in cui l’ente pubblico foraggiava la realizzazione di impianti. Ora la crisi mina i bilanci pubblici e i gli imprenditori privati, con le sole proprie forze, non si espongono in operazioni così rischiose. “Tagliare” il bosco del Latemar non sarà quindi uno scherzo con o senza la benedizione della SAT.

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

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