Mobilità sostenibile, Transdolomites verso il Treno delle Alpi

Da il 9 marzo 2016
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Gli interventi riguardanti i temi della mobilità occupano sempre maggior spazio sulle pagine dei giornali in regione e fuori regione. E’ il segno di una crescente attenzione al problema traffico in ambiente urbano e nelle periferie.

Emergono sempre più  elementi di riflessione molto interessanti e di grande spessore ma  poi nel momento in cui si deve aggredire il fenomeno traffico al cuore  con decisioni di alto profilo ,  coraggio e visioni spalmate nel tempo , ecco che nella sostanza si continua a girare attorno al problema con un approccio puntuale mirante a vivere alla giornata  e con decisioni basate più sulle iniziative dei singoli mirate più alla difesa dei propri campanili  anziché  puntare a progetti aggreganti che rispondano ad interessi comuni.

Così ad es.  nell’intento di giungere ad una decisione condivisa innovativa per la mobilità sui passi dolomitici , il tutto si riduce ad una serie di no confidando sostanzialmente nell’auspicio della messa in esercizio di qualche mezzo ecologico; ma cosa si intende per ecologico? L’elettrico, l’idrogeno , il metano??? Questo, dimenticando che se c’è una soluzione “vecchia” ma sempre innovativa ed ecologica per eccellenza , questa  è la ferrovia a trazione elettrica che non genera   emissioni, silenziosa e rinnovabile . Rinnovabile perché se pensiamo ad un eventuale treno  delle valli dell’Avisio due convogli in discesa possono produrre l’energia per permettere la risalita di un convoglio .

Tornando ai veicoli senza emissioni , in Svizzera in certe località di montagna  è diffuso l’utilizzo delle navette elettriche nei centri abitati   ma questo modello sta in piedi perché il territorio è ben servito a valle fino in quota dalla ferrovia che svolge la funzione di primo livello della mobilità.

Dobbiamo  renderci conto che i tempi dei piccoli passi sono finiti ,  che  una sommatoria di azioni di livello comunale non porta a niente. Serve  una forte regia che parta come minimo  dal livello provinciale per poi  strutturarsi al livello regionale e sovraregionale e alpino.

A capo di ciò serve  una forte leadership politica innovativa  , un leader sul  modello di Oss. Mazzurana, del Lanzerotti   che il merito di questo  approccio  lo possedevano già più di cento anni fa   perché il loro progetto  contemplava  un  piano strategico globale  della mobilità innovativa ferroviaria   per il Trentino, per le Dolomiti  ed oltre. Assieme all’Ing. Marco Baudracco possono essere visti  come  i precursori  dell’idea della Macroregione Alpina , di Metroland, e dello stesso PRG di Trento di allora e di oggi.

Venerdì 4 marzo, notizia pubblicata dalla  Fondazione Dolimiti UNESCO, la Giunta provinciale di Trento , su proposta dell’Assessore Mauro Gilmozzi , ha approvato la Strategia Complessiva di Gestione del Sito UNESCO Dolimiti.

Elaborata dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, la Strategia Complessiva di Gestione è lo strumento per promuovere ed implementare la gestione a rete del Bene Comune.   4 sono i   “pilastri” su cui poggia la Strategia Complessiva di Gestione: Patrimonio (conservare gli eccezionali valori universali per un territorio orientato al Patrimonio Mondiale), Esperienza (valorizzare l’esperienza di visita per un turismo sostenibile orientato al Patrimonio Mondiale), Comunità (accrescere la consapevolezza locale per una comunità rivolta al Patrimonio Mondiale), Sistema (coordinare le attività gestionali per una governance rivolta al Patrimonio Mondiale).

Dei  “ pilastri “ individuati, quello riguardante la Comunità, ossia la consapevolezza  del senso di Patrimonio Mondiale a mio avviso è strategico per fare rete e individuare gli obiettivi comuni e le soluzioni da adottare.

A questi elementi di alto profilo aggiungo le indicazioni date dall’Assessore Carlo Daldoss in occasione della visita al Comun General de Fascia il 25 febbraio scorso . In particolare, fermare il consumo di territorio e riqualificare l’esistente, confermare e potenziare la centralità del paesaggio sono gli obiettivi che ragionando in termini di mobilità hanno una forte valenza per il territorio dolomitico e alpino.

Quando ragioniamo di consumo del territorio, dobbiamo renderci conto di quanto territorio sia stato sacrificato alla costruzione di strade senza incidere minimamente sul problema traffico. Anzi lo si è incentivato.

Al giorno d’oggi focalizzarsi ancora sulla realizzazione di parcheggi di attestamento all’ingresso delle città, così come per filtrare il traffico diretto ai passi dolomitici è antistorico ed un ulteriore incentivo  all’uso di nuovo  territorio in funzione della mobilità privata.

Basta guardare come sta cambiando il mondo per rendersi conto che il modo di utilizzare l’auto andrà ridimensionandosi attraverso la riduzione dell’utilizzo dell’auto privata. Ci sono già oggi tanti esempi che dimostrano che  i parcheggi esistenti cominciano ad essere in esubero perché sottoutilizzati.

Questo perché sempre più si investe in servizi. La ferrovia si sta evolvendo sempre più secondo un modello metropolitano non solo nelle città ma anche da e per le periferie. Sarà sempre più il modello proponibile anche per le Dolomiti e per le Alpi dove non contano tanto i chilometri che si percorrono bensì il numero di viaggi.

Se vogliamo essere concreti e pianificare il futuro secondo questi orientamenti dobbiamo iniziare a renderci conto che dal concepimento della  visione incompiuta di Oss Mazzurana sono passati anche più di 120 anni .

Tale , se non di più , è il ritardo maturato nelle infrastrutture in ambito dolomitico e alpino.

Recuperare questo ritardo non è più una questione di “ mi piace- non mi piace “ ma una scelta di sopravvivenza che ammetto non si potrà colmare in un pugno di anni .  Avrà bisogno di 10- 20 anni, non importa, ma dovrà   per essere colmato

Sulla necessità di adottare questo orientamento  credo fondamentale il Rapporto della Corte dei Conti  del 23.04. 2010 sullo stato di realizzazione di sistemi di trasporto rapido di massa a guida vincolata nelle aree urbane italiane. In questo documento viene messo in evidenza il rilevantissimo ritardo dell’Italia per le infrastrutture e offerta di trasporto collettivo.

Da un lato gli sprechi nella programmazione di opere costose senza un’analisi di costi benefici. Dall’altra la presenza di politiche frammentate in assenza di un recupero di orizzonte strategico. Tutta questa sommatoria di inefficienze   associate  all’assenza di una visione unitaria  e integrata sui problemi della mobilità producono un forte impatto economico, sociale , ambientale .

Guardando al  Rapporto della Corte dei Conti ed al dibattito sul futuro del PRG della città di Trento , le osservazioni della  Corte dei Conti devono essere spalmate su tutto il territorio della Provincia di Trento.

La nuova programmazione urbanistica della città non può dimenticare il ruolo strategico dei trasporti, l’accessibilità alla città e da essa la raggiungibilità delle periferie.

Ecco allora che l’idea della ruota a raggera a cavallo del 1800 e inizio del 1900 che vedeva  Trento come perno ed i  raggi le diagonali in direzione delle valli del  Noce, Valle dell’Avisio, la Valsugana, il Logo di Garda  dimostra la grande attualità di tale visione. Ecco perché il nuovo PRG di Trento non può essere fine  a sé stesso ma deve avere una valenza provinciale , dolomitica  e alpina.

Recuperare questo forte ritardo infrastrutturale ha un costo non indifferente ma rinunciarvi   comporterà  un costo maggiore.

E della forte  necessità di investire se ne è parlato il 26 febbraio scorso a Bolzano in un convegno dedicato al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici ( FEIS).  Wilhelm Molterer, Direttore Esecutivo del FEIS ha  spiegato che Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici  costituisce uno dei filoni principali del cosiddetto Piano Juncker, con l’obiettivo di mobilitare potenzialmente non meno di 315 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi su base triennale per rilanciare la crescita e l’occupazione in Europa. Il FEIS concentrerà gli investimenti nelle infrastrutture, in particolare nella banda larga e nelle reti energetiche, nelle infrastrutture dei trasporti.

transdolomites treno avisio

Il crollo degli investimenti nell’Unione Europea compresi tra il 17-50 % a seconda delle areee geografiche dell’U.E  ha prodotto la disponibilità di un eccesso di liquidità dovuta al fatto che non si progetta quasi più.

Chiaro perciò l’invito a tornare a progettare ma non in ordine sparso. Servono progetti coordinati tra loro , bisogna costruire delle piattaforme, consorziare comuni e territori.

Nel dibattito che si è aperto in coda al convegno, il mio intervento ha  messo in evidenza che Transdolomites questa piattaforma ce l’ha e che da tempo ci sta lavorando.

La visione di questa piattaforma è composta dall’Engadina, il Land Tirol,  regione Lombardia , Sudtirolo, Trentino, Regione Veneto attraverso l’idea della  rete ferroviaria che dovrebbe svilupparsi tra le Alpi, le Dolomiti e Venezia. Una piattaforma che può essere  divisa un lotti progettuali funzionali tra loro che potrà portare alla realizzazione della visione globale del “ Treno delle Alpi “. E su questa piattaforma  Transdolomites  concentrerà  la  propria attività .

Cordialmente.

Massimo Girardi

Presidente di Transdolomites

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