Inverno tragico per gli ungulati

Da il 6 maggio 2009

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carcassagiovanecervo.jpgE’ stato un inverno nevoso e lungo, particolarmente severo per gli ungulati. Lo testimoniano le centinaia di carcasse individuate dalle guardie forestali, cacciatori o da semplici cittadini. Con il lento ritiro della neve infatti è facile ritrovare resti di cervi, caprioli, mufloni e più in quota anche di camosci uccisi dagli stenti. Sono in crescita poi gli investimenti di animali da parte di autoveicoli specialmente nelle ore notturne. Tutti elementi che vengono raccolti con attenzione dal servizio faunistico del distretto di Cavalese. I dati poi saranno messi a confronto con i censimenti in atto per valutare effettivamente la consistenza delle popolazioni degli animali selvatici. « I dati raccolti non sono definitivi – spiega l’ispettore forestale Maurizio Poli – e vengono aggiornati ogni tre mesi. Poi c’è la neve in quota che per ora non ci permette di completare il rilevamento. Posso comunque affermare che i dati si discostano molto da quelli degli anni precedenti. Ovviamente il tutto fa parte dei meccanismi complessi che regolano gli equilibri naturali». Le carcasse rinvenute nel primo trimestre dell’anno appartengono a 99 cervi, 164 caprioli, 38 camosci e a 39 mufloni (il 10% della popolazione di questo animale non autoctono). Dati in forte crescita se paragonati, ad esempio ai 100 capi di capriolo agli 11 cervi rinvenuti nell’intero anno 1998. Gli investimenti sulle strade, nei primi tre mesi dell’anno, sono stati una trentina (esattamente 14 cervi e 16 caprioli). Un fenomeno in aumento e che sta a indicare la tendenza degli animali a invadere i pascoli di fondo valle per la ricerca di cibo. «Gli ungulati – spiega l’ispettore Poli – tendono a spostarsi sui versanti delle due valli attraversando le strade, specialmente nelle ore notturne». E così qualche sfortunato automobilista si è trovato in piena notte con la macchina danneggiata e una preda non voluta, abbattuta in mezzo alla strada». Chi dovesse avere questa spiacevole evenienza può chiedere e ottenere un rimborso dei danni subiti se essi sono superiori ai 500 euro e se sono comprovati da un verbale della Polizia stradale o dei Carabinieri. L’animale investito rimane proprietà dell’investitore o, se rifiutato, passa in consegna al rettore di zona, cioè al capo della sezione cacciatori del territorio competente. Gli investimenti di animali selvatici rappresentano un pericolo per gli automobilisti, e non è facile prevenirli. Cavalcavia e sottopassi sono infrastrutture costose e poco efficienti. Gli animali, per loro natura, non seguono questi percorsi. Le recinzioni spostano il problema in altri luoghi dove non ci sono barriere, Sperimentalmente, in alcuni tratti dove statisticamente è più probabile arrotare qualche animale, si ricorre a particolari catarifrangenti che deviano la luce dei fari verso il bosco cercando di bloccare l’animale in procinto di attraversare la carreggiata. Più sofisticato è il sistema basato su raggi infrarossi che rilevano la presenza di un animale nelle vicinanze e fanno scattare, per l’automobilista di passaggio, una segnalazione luminosa intermittente. Questa tipologia di allarme non è stata installata in Provincia mentre esistono delle segnalazioni lampeggianti quando si viaggia troppo veloci nei tratti interessati all’attraversamento di animali. La morte per stenti di tanti animali viene assorbita dai complessi meccanismi naturali. Le carcasse nel bosco sono la preda preferita di volpi, martore, corvi e faine. La popolazione di volpi, decimata in passato dal cimurro, è in netto aumento mentre in futuro diminuiranno le lepri che si erano riprodotte in abbondanza a causa della riduzione dei predatori. Mentre per cervi e caprioli la forte mortalità invernale non preoccupa ci sono invece ancora difficoltà per la popolazione degli stambecchi decimati dalla rogna sarcoptica. Nel 2004 erano stati censiti circa 600 individui che nel 2008 erano scesi a 195. Gli ultimi dati però segnalano una lenta inversione di tendenza che testimonia come gli individui che hanno superato l’infezione hanno elaborato una buona resistenza alla malattia.

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

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