Il video dei 13.000 al concerto di Fuciade con Neri Marcorè, Luca Barbarossa e Fiorella Mannoia

Da il 7 settembre 2013
copertina concerto mannoia fuciade

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VALLE DI FASSA. Siamo abituati alle folle dei grandi eventi sportivi, dei concerti negli stadi, delle manifestazioni. Meno frequente è assistere a quanto accaduto quest’oggi in Val di Fassa, nell’area di Passo San Pellegrino, per il concerto de “I Suoni delle Dolomiti”.

Un continuo e ordinato fluire di gente, vestita di mille colori, ha percorso il sentiero che porta dal passo ai prati del Fuciade sin dalle prime ore del mattino, aiutati in questo da un attento dispiegamento di personale. Volontari, forze dell’ordine, Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, Guide Alpine e molti altri che hanno gestito l’afflusso dei mezzi in quota e l’arrivo del pubblico al luogo del concerto. E sono stati tanti quelli giunti per ascoltare il concerto di Fiorella Mannoia assieme a Luca Barbarossa e Neri Marcorè. Oltre 13 mila che hanno preso posto nell’imponente anfiteatro naturale nei pressi del rifugio. Così tanti da stupire persino la Mannoia che in questo stesso posto ci era già stata qualche anno fa sempre per il Festival.
«Siete bellissimi» ha detto «come tantissimi fiori colorati. Non avete idea di quello che possiamo vedere da qui». Il pubblico ha risposto con un grande applauso e questo filo diretto con gli artisti non si è più spezzato per tutto l’arco del concerto.

Due ore di musica, emozioni e tanta ironia, che ha visto i tre artisti ironizzare su se stessi, sui tempi che viviamo e allo stesso tempo perdersi nelle emozioni di brani senza tempo. Come “Una città per cantare” con la quale il trio Neri – Barbarossa – Mannoia si è presentato agli strumenti insieme. Subito dopo sono partiti gli sketch e le “punzecchiature” tra Neri, ultimo arrivato, e i due pesi da novanta della canzone italiana che hanno invitato l’attore marchigiano a lasciar fare ai professionisti, oppure hanno ironizzato sulla sua chitarra, di scarsa qualità e piena di strani rumori, e invitandolo persino ad andare a prendere un caffè per tutti… Ovviamente ne è scaturito un continuo botta e risposta esilarante col pubblico a fare il tifo per uno o per l’altro e ad applaudire tutti. Così sono arrivati brani come “Quando la notte cade giù” e “Io non ho paura”, proposte dalla Mannoia, con i presenti a cantare rapiti. «In questo silenzio non l’avevo mai sentita» ha detto alla fine commossa la vocalist prima di lasciare il microfono a Neri Marcorè, che s’è inventato una parodia di “Champagne”, trasformata per l’occasione in “Chopin per brindare a un incontro”.
Con Babarossa e Mannoia non poteva mancare un momento tutto dedicato alle emozioni e infatti eccoli a proporre “Che sarà”, la canzone di Franco Migliacci dedicata a chi emigra.«Un tempo emigravamo» ha detto Barbarossa «e ora i nostri giovani stanno tornando a farlo».

Ed è stato commovente sentire il coro degli spettatori cantare il testo assieme ai loro beniamini. La notte di Roma è calata sui prati della val di Fassa con “Via Margutta”, storica hit di Barbarossa mentre la Mannoia ha proposto “Sally” e, a seguire, “Quello che le donne non dicono”. Tra una e l’altra le due voci maschili si sono date da fare per portare allegria e leggerezza, lanciandosi in un rifacimento italiano della romanesca “La società dei magnaccioni”, oppure nel brano da Sanremo intitolato “Immunità” (parola che campeggia su tutte le testate giornalistiche e sulla bocca di tutti da settimane) con Barbarossa nei panni di Romina e Marcorè nei panni di un novello “sostituto di Albano”, ora troppo impegnato con la terra o, infine, coadiuvati dalla compagna di viaggio, nel ripescare un classico dell’infanzia come “Ufo Robot”, direttamente dagli anni Settanta.

Il live è proseguito con “Felicità”, omaggio a Dalla, e sarebbe finito qui probabilmente se il pubblico non avesse convinto, con richieste e applausi, i tre a continuare. E loro non si sono fatti pregare regalando canzoni, successi, gag. Marcorè imita dapprima Minghi nella parodia “Ma cosa mi dici mai”, quindi Jovanotti con “No al raffreddore” per poi lanciarsi a turno con i compagni nelle note avvolgenti di “Cielo d’Irlanda”, nella malinconica serenata di Romolo Balzani e di un omaggio a Francesco de Gregori. Il pubblico in piedi ha continuato ad applaudire e a cantare tanto da trattenere a lungo gli artisti con loro, a concerto finito, per firmare autografi, salutare, ridere. Una perfetta conclusione per un festival che ha segnato l’estate trentina portando in montagna, lungo sentieri e sulle cime, oltre 60 mila spettatori. Tutti saliti in montagna per guadagnarsi musica e concerti in luoghi e atmosfere irripetibili.

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