Il ricordo a un anno dalla tragedia della Val Lasties

Da il 25 dicembre 2010
eroi val lasties

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Pubblichiamo la lettera di Angel de Larezila – Soccorso Alpino Moena.

A distanza di un anno da quel tragico giorno in cui la montagna si è presa quattro miei amici del Soccorso Alpino, mi sento di poter mettere per iscritto alcuni  pensieri su quella maledetta disgrazia che ha coinvolto e sconvolto tutta la Valle di Fassa e non solo.

Non ricordo nemmeno da quanti anni faccio parte del Soccorso Alpino, ma sono tanti soprattutto ora che mi sono reso conto, con onore, di essere il più anziano della squadra di Moena, e posso sicuramente dire di aver sentito tante, anzi troppe considerazioni e conclusioni, di cui molte fuori luogo, in occasione di situazioni di rischio il cui epilogo, purtroppo, è stato oltremodo tragico.

In quelle occasioni tutti sanno tutto, consigliano e sentenziano:«Più supporti tecnici… chiusura dei fuori pista… elicotteri per il volo notturno… tecnici esperti di valanghe da interpellare prima di attivare la procedure di soccorso… risanamento delle zone pericolose e così via , di tutto e di più».
A questo punto è giusto e legittimo dire che dovremmo essere noi soccorritori, con i nostri stimati rappresentanti, anche perché non siamo degli sprovveduti, a decidere quello che dovremmo fare del Soccorso Alpino e delle nostre vite e statene certi che verranno prese in considerazione tutte le strade possibili e percorse quelle più giuste per far sì che quei quattro cuori generosi non abbiano cessato di battere per nulla.

Tutto questo, senza dimenticare mai che un soccorritore, per vocazione e missione, quando opera, molte volte parte dal punto dove “qualcuno” avrebbe dovuto fermarsi per tempo!

Oggi, al di là di tutte le recriminazioni, i “ma” e i “se”, trovo giusto ricordare i miei colleghi ma soprattutto i loro familiari,  ringraziandoli per la loro compostezza, il loro contegno dignitoso nello strazio di quei giorni, una testimonianza di grande valore, coraggio e onore che fanno veramente riflettere.
Coraggio e onore forse rendono poco l’idea, immaginando quanti cani rabbiosi stavano dilaniando i loro cuori e i loro stomaci, eppure, quasi di nascosto con estrema dignità, asciugavano le loro lacrime, certamente non ultime di tante già versate, dai loro visi chini su quei corpi privi di vita.

Come padre sento mio il dolore di quei genitori e mi auguro che i miei figli possano avere la fortuna di vivere e vedermi invecchiare per poi perdermi nel corso naturale della vita e della morte e guai se accadesse il contrario!
Di Voi, che avete sofferto e continuate a soffrire in silenzio, s’è parlato poco, troppo poco ma una cosa, in queste poche righe, voglio dirla: sono felice di aver conosciuto i Vostri figli, mariti, fratelli, padri, uomini orgogliosi di dare aiuto, compagni cui volevo bene come ora sento di voler bene anche a Voi ed è per questo che sono orgoglioso di far parte di questa comunità, la Vostra millenaria comunità ladina e di essere un fassano!

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About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

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