"Il mio cliente non è un mostro". Parla l'avvocato dello sciatore killer

Da il 31 dicembre 2008

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enricasassi.JPG«Il mio cliente non è il mostro che è stato dipinto in questi giorni e non intende sfuggire alle proprie responsabilità». L’avvocato Enrica Sassi, del foro di Reggio come ogni anno si trova in Valle di Fassa per una vacanza sulla neve. Quest’anno però ha un motivo in più per soggiornare tra le Dolomiti . Una telefonata l’ha catapultata a Bolzano per assistere un sedicenne inchiodato da una duplice accusa: omicidio colposo e omissione di soccorso. Si tratta di una ragazzo della provincia di Reggio Emilia, in vacanza in Valle di Fiemme accusato di avere travolto e ucciso Artur Lantschner sulla pista Absam di Obereggen il giorno di Natale. Ora, a mente fredda, sta disegnando la linea difensiva che cambia completamente la prospettiva dei fatti, almeno come fino a ora li avevamo conosciuti. «Non è vero che il ragazzo sia fuggito dopo l’incidente – sottolinea con vigore il legale – non poteva farlo perché è rimasto tramortito a trenta metri sotto il punto d’impatto. Il mio cliente scendeva lungo il bordo della pista e in un punto dove non c’era molta visibilità ha trovato uno sciatore che ha cambiato improvvisamente traiettoria. L’impatto è stato inevitabile». Per Enrica Sassi il ragazzo, dopo essersi risollevato non si è reso conto di quello che era avvenuto e, calzati gli sci ha ripreso a scendere a valle. Solo il giorno dopo, guardando la televisione, ha saputo dell’accaduto e il pensiero è corso alla collisione del giorno prima. Dopo un doloroso travaglio interiore ha deciso di raccontare tutto ai genitori. «Sono io quello che cercano..» è la frase che ha raggelato papà e mamma e che lo ha portato alla confessione davanti al pubblico ministero Antonella Fava. Per il legale durante l’interrogatorio il ragazzo si è comportato con grande maturità chiedendo più volte scusa e rispondendo a tutte le domande degli investigatori. «La famiglia – aggiunge l’avvocato Sassi – è rimasta colpita de dramma che coinvolge entrambe i nuclei familiari e troverà modi e tempi per comunicare il proprio dolore alla signora Lantschner. Il legale conferma anche l’autopsia che dovrà fornire dati certi sulla dinamica e sulle cause effettive del decesso. E’ accertato che entrambi gli sciatori non indossavano il casco protettivo che forse avrebbe potuto ridurre i traumi. Questo non tanto per il dibattito in sede penale ma per il confronto in sede civile. «Certamente – commenta Enrica Sassi – quando la legge avrà chiarito la vicenda, rimarrà indelebile il dolore di una famiglia che ha perso il padre e il disorientamento di un giovane che si affaccia alla vita adulta con una ferita interiore così profonda».

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

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