Il "gioco dell'impiccato" mette in allarme la Valle di Fassa

Da il 21 novembre 2009

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ricreazione.JPGLo chiamano il “gioco dell’impiccato” ed è la copia dello “strangolino” praticato nel vicino Veneto. E’ diffuso in Francia dove sta assumendo le dimensioni di piaga sociale. Ora ha fatto la sua comparsa nelle scuole di Fassa mettendo giustamente in allarme docenti e genitori. In questi giorni la dirigente scolastica Mirella Florian ha inviato ai genitori delle scuole medie di Moena, Pozza e Campitello un accorato appello alle famiglie. E’ un gioco suicida inventato da giovani in cerca di emozioni forti che può avere gravi conseguenze, fino ad arrivare alla morte. Si tratta di interrompere il flusso naturale del sangue al cervello per una manciata di secondi fino a perdere i sensi. Lo si pratica in piccoli gruppi ma c’è chi lo prova da solo. Vince ovviamente chi per primo riesce a far svenire l’ avversario. Per chi assiste c’è l’ emozione perversa di veder venire meno una persona e poi assistere alla sua progressiva ripresa. La cavia invece spera di provare chissà quali sensazioni o di riuscire a scavare nell’inconscio come facevano i giovani studenti di Medicina nel film “Linea mortale”. I rischi ovviamente sono alti. Oltre alla possibilità di coma e nei casi più gravi di morte, le conseguenze della pratica ripetuta di svenimenti indotti provoca cefalee spesso intense e persistenti, sonnolenza, tremori e spasmi. I medici hanno registrato anche l’instaurarsi di crisi epilettiche e danni irreversibili al cervello. Le cellule cerebrali hanno sempre fame di ossigeno e le interruzioni, anche momentanee, possono tradursi in una serie di patologie dalla prognosi severa. « Sono tempestivamente intervenuta insieme ai docenti – scrive la dirigente Mirella Florian – spiegando agli studenti la pericolosità e la stupidità di tale pratica, mettendo in evidenza la preziosità della nostra salute che va tutelata e protetta in qualsiasi modo. Ma è con rammarico che ho constatato come l’intervento non ha sortito l’effetto desiderato, pertanto si chiede a tutti i genitori di intervenire rapidamente con i propri figli per mettere fine a comportamenti lesivi della persona che dimostrano una vacuità dell’essere.
“Dietro a certi comportamenti – spiega lo psicopedagogista Paolo Degasperi – come quelli che vanno nella direzione dello stordimento o del provare sensazioni e percezioni artificiali e allucinatorie, come del resto può provocare l’assunzione di alcolici o di sostanze stupefacenti, c’è sempre un disagio del ragazzo, un vuoto esistenziale incombente, una gran fatica a trovare una propria identità. Dove oggi non è sempre facile capire perché le cause possono essere tante in una società dove sempre più genitori sono abituati a dare ai loro ragazzi, soprattutto il superfluo, e non riescono invece a passare loro ciò che è più necessario e cioè regole chiare, sostenibili e condivise, senso di responsabilità, fiducia nel futuro e amore per la vita. Questa è una funzione soprattutto paterna, ma sappiamo che spesso il padre è latitante o addirittura assente o delega volentieri alla madre o, ancora, la insegue in un ruolo tutto sbilanciato sull’affettività rinunciando così al suo ruolo normativo perché è più scomodo e meno appagante. Parecchi giovani quindi si ritrovano confusi, senza guida, senza punti di riferimento. Poi si sa, ci sono sempre più famiglie sfasciate e qui le regole disciplinari sono spesso incoerenti e contradditorie. E poi ci sono genitori a loro volta fragili, ansiosi, pieni di problemi loro che quindi, non riescono a creare in famiglia un’atmosfera serena e comunicativa per cui i figli adolescenti, già naturalmente proiettati in questa età verso la famiglia sociale degli amici, per paura di perdere anche quella sono più portati all’omologazione e cioè a conformarsi e ad imitare comportamenti anche rischiosi praticati dagli amici del gruppo. Le soluzioni al problema come si può arguire, stanno a monte, poi è più difficile intervenire”.

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

Un Commento

  1. mammmadu

    24 novembre 2009 at 00:12

    come mamma di un ragazzo di terza media alla scuola di Moena sono seriamente preoccupata per quanto stia accadendo.
    Sono consapevole dello stato altamente emotivo e del grande bisogno di appartenenza al gruppo di quell’ età, sono stata un’ adolescente piuttosto “brillante” anch’ io e non nascondo di aver provato esperienze di vario tipo.
    Ma nonostante tutto questo non riesco davvero a capire cosa possano provare di tanto eccitante in questa pratica autolesionista. Probabilmente è la noia a spingerli tanto avanti, la tv e la rete stanno bruciando la fantasia di queste fresche anime e le stanno facendo invecchiare ancor prima di fiorire. Che tristezza, gente…
    Hanno bisogno della nostra attenzione ? Sicuramente. Vogliono dimostrare a se stessi e al branco di essere coraggiosi ?
    Sono certa che non ci ascoltano nemmeno quando gli spieghiamo che il “gioco” come lo chiamano loro può essere molto, molto pericoloso.
    Forse potrebbe farglielo capire qualcuno che rispettano e imitano, qualcuno per per loro è “figo”. Voi che ne dite ?

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