Il baccalà del Fassinaro nel cuore delle Dolomiti

Da il 21 marzo 2014
baccalà Monzoni

Questo articolo è già stato letto 18217 volte!

Gemellaggio nel nome del baccalà all’Hotel Monzoni al passo S. Pellegrino. Un gemellaggio tra le Dolomiti ancora cariche di neve e la trattoria El Fassinaro di S.Ambrogio di Trebaseleghe (Padova) dove la primavera già si vede.

Nel corso della serata è stato servito un menu in cui protagonista è stato il baccalà elaborato dalla cultura centenaria della famiglia Pesce. Il tutto accompagnato da vini friulani dei colli orientali. Coordinatori dell’evento: gli enogastronomi e Magister Vini Valentino Fiorin e Mario Bonuso. Nel corso della serata è stata ripercorsa la storia di questo piatto di origine nordica. Per primi furono i vichinghi a scoprire la bontà del merluzzo, pesce diffuso nei mari freddi delle isole Lofoten al largo della Norvegia. Questa popolazione marinara faceva incetta di merluzzi che faceva essiccare all’aria aperta. Ecco lo stoccafisso, un alimento adatto alle loro esigenze.

Nutriente, leggero (poca acqua, poco peso) di lunga conservazione (perché disidratato, come le mummie) perfetto per gli interminabili viaggi per mare. Poi arrivarono i baschi, popolazione dedita alla pesca delle balene nel golfo di Guascogna (tra Spagna e Francia). Inseguendo i grandi cetacei scoprirono le zone dei grandi banchi di merluzzi e ne fecero incetta. Abituati a salare la carne di balena misero sotto sale anche il merluzzo inventando il baccalà. I veneziani, grandi navigatori, portarono in patria molte novità tra cui anche il saporito merluzzo. La più diffusa versione dei fatti sostiene che nel 1432 la spedizione agli ordini del capitano veneziano Pietro Querini naufragò in Norvegia, sull’isola di Røst, a sud delle Isole Lofoten. Per sopravvivere l’equipaggio superstite imparò a nutrirsi di questi grossi pesci, seguendo le abitudini delle popolazioni locali

. Rientrando a casa il capitano Querini portò gli stoccafissi, che nel Triveneto e negli altri territori un tempo appartenenti alla Serenissima sono chiamati “bacalà” (mentre il baccalà nel resto d’Italia, tranne a Brescia e a Bergamo, indica il merluzzo conservato sotto sale). Un tempo era un cibo molto popolare, ora è diventato una prelibatezza da intenditori come ben testimonia l’entusiasmo dei convitati accolti nella storica “stua del Caio” dell’Hotel Monzoni.

 

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito. Ulteriori informazioni | Chiudi