I racconti di caccia di Angel

Da il 20 settembre 2009

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libroangelo.jpgAngelo Jellici, più conosciuto come Angel del rifugio Larezila, torna in tipografia. Dopo aver dato alle stampe due libri: “Maestro di sci.. Amore mio” e “E poi i fuoco” presenta al pubblico una serie di racconti di caccia, ma non solo. Con la fertile creatività e il pizzico di spavalderia che lo caratterizzano, ha attraversato di nuovo i confini che separano il mondo letterario istituzionale – quello degli autori affermati ed editori – dall’universo pulsante e magmatico dei lettori. Quei lettori che aspirano a un rapporto attivo e non più solo felicemente passivo con il racconto e il romanzo. “Raccontami una storia” è il titolo del libro composto da 25 racconti dedicati ai suoi tre figli Angelica, Aurora e Roberto. «Sono loro – spiega Angelo Jellici – che nelle lunghe e tranquille serate al rifugio senza televisione mi chiedono di raccontare loro una storia». Il libro è meritevole da vari punti di vista. Prima di tutto fa piacere che una persona con famiglia, con un’attività lavorativa e impegni nel volontariato dedichi del tempo a scrivere. Un’attività inutile – pensano in molti – ma che invece permette efficacemente di elaborare e mettere in fila i propri pensieri. Un po’ di ordine mentale non fa mai male, specialmente ai nostri giorni. C’è poi una maturazione in “corso d’opera” del modo di scrivere di Angelo Jellici, una conferma che la capacità narrativa, diversamente da quella matematica o musicale, non è mai precoce. E’ necessario avere accumulato un po’ d’esperienza di vita per essere in grado di creare storie e raccontarle. Infine per Angelo Jellici parlare di caccia è solo un pretesto per fare un viaggio intimo nella propria vita facendo affiorare le briciole di saggezza che ha accumulato. «Ora – scrive – mi piace molto più andare a caccia senza quella strana foga, assaporando fino in fondo le albe, i tramonti e la pioggia battente sul cappello a tesa larga. E’ bello provare la soddisfazione di essere arrivato, ancora una volta, su quella “posta” così alta da dove puoi dominare il mondo». Non una rinuncia alla caccia (sottolinea di non essere un cacciatore pentito!), ma piuttosto prestare più attenzione al percorso che all’obiettivo. Il libro si legge velocemente ma permette di gustare l’ironia con cui l’autore accompagna la descrizione di sé stesso e dei vari personaggi che si muovono sullo sfondo delle battute di caccia narrate. Il testo è impreziosito dalle tavole che riproducono scene di fauna alpina del pittore bolzanino Claudio Menapace e parte dei racconti sono tradotti in ladino.

About Gilberto Bonani

Corrispondente giornali Trentino, Vita Trentina e Avisio

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